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L'oblio della notizia

Tra nuove leggi e ultime sentenze quale destino per il diritto di cronaca?

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Michele Partipilo

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Prima di Internet la selezione dei fatti da riportare alla luce avveniva in maniera quasi naturale. Solo i giornalisti e, talvolta il cinema, sfidavano l’oblio per riportare a galla vicende e personaggi. Oggi è la perenne memoria di Internet la vera minaccia, perché è senza cuore e dunque non può «ricordare», ma può solo affastellare dati su dati, secondo la forza e la logica dell’algoritmo.
I veri antagonisti del diritto all’oblio non sono più né i giornalisti né il cinema, bensì i volti invisibili che si celano dietro il Grande Fratello, che per la verità non è più solo ma ha allargato la famiglia.
E si badi bene, a picconare il nostro diritto all’oblio siamo noi stessi, con i dati che cediamo con troppa disinvoltura ai giganti del web: da Amazon a Google, da Facebook a Twitter.
I giornalisti devono sottrarsi a questa logica della memoria eterna, ma quando un fatto del passato, un particolare, un diario, una lettera riscuotono un nuovo interesse pubblico perché spiegano il presente o svelano retroscena rilevanti per la collettività, il velo del tempo va sollevato e le vicende vanno riportate alla luce. Con garbo, con intelligenza, con misura, ma il passato deve tornare a parlarci perché custodisce le radici di tutti e racconta la storia di ciascuno.



Cos’è il diritto all’oblio?
L’unico strumento per difendersi dalla memoria infinita della Rete? Un diritto innalzato dalle persone per dimenticare e far dimenticare il loro passato e proteggere così la loro vita nel presente, senza il peso di colpe o di errori commessi in epoche trascorse?
Oppure come sosteneva Stefano Rodotà:
“Il diritto all’oblio può pericolosamente inclinare verso la falsificazione della realtà e divenire strumento per limitare il diritto all’informazione”?
Diritto all'oblio significa anche diritto a cancellare un pezzo di cronaca, una porzione di fatti, immagini ed eventi che sono appartenuti alla comunità.
Fino a che punto, in nome della tutela del singolo, si può modificare il passato eliminandone una parte con il rischio di amputare la Storia?
E chi potrà decidere che cosa cancellare o rendere introvabile del passato di una persona: i giornalisti? I motori di ricerca?
Il Garante per la privacy? I giudici?
È in atto una nuova battaglia perché il velo del tempo non ricopra e faccia sbiadire il diritto dei cittadini a dare, ricevere e ricercare informazioni.
Michele Partipilo, ripercorrendo le tappe fondamentali, dalle prime teorie nate in Francia sul droit à l'oubli al Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali fino alla sentenza “pentalogo” della Corte di Cassazione, disegna con precisione in questo libro il quadro più completo in materia e indica gli strumenti per rispondere ai tanti quesiti e problemi che questa normativa suscita.

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