Comunicare digitale. Teorie, tecniche e pratiche della comunicazione

Pubblicato : 24/04/2018 14:36:35
Categorie : Recensioni

Comunicare digitale. Teorie, tecniche e pratiche della comunicazione

Sono professioni "mutanti" quelle della comunicazione; in particolare, quella giornalistica. A fare il punto, intrecciando le strade da seguire, è "Comunicare digitale", a cura di Daniele Chieffi (Centro di Documentazione Giornalistica, pag.319, Euro 39,00, 2018), pre­sentato a Roma presso la libreria IBS, il 6 aprile scorso. Un pool di 18 esperti analizza, in questo man­uale, i nuovi paradigmi profession­ali della comunicazione, spiegando come attuarli. Daniele Chieffi, nel­l'introduzione, scrive che la comu­nicazione digitale è una "disci­plina" a sé stante: chiede un proprio set tecnico e teorico, propri simboli, linguaggi, strumenti e tecniche. Comprendere come questo ecosis­tema abbia cambiato i mestieri della comunicazione e come ne abbia stravolto simboli e linguaggi, tecniche e dinamiche è il primo dei due scopi di questo manuale. Il sec­ondo è fornire gli strumenti e le modalità per trasformare le diffi­coltà in opportunità e per affrontare questi nuovi scenari professionali, figli del cambiamento digitale. Un cambiamento profondo, che ha cre­ato nuove figure professionali e ha imposto a quelle già esistenti nuove competenze e nuove abilità. Il vol­ume è diviso in quattro parti: "L'ecosistema digitale"; "Comuni­care nell'ecosistema digitale" (Digitai strategy, Socia! media management, Progettazione e ges­tione di siti e blog, Profili giuridici della comunicazione online); "Giornalisti nell'ecosistema digi­tale"; "Comunicatori nell' ecosis­tema digitale" (Influencer manage­ment, Online media relations e Digita! PR, Digita! crisis manage­ment). Nella parte dedicata ai gior­nalisti nell'Ecosistema digitale, Daniele Bellasio (Caporedattore esteri del quotidiano "La Repubblica") descrive come potranno essere le redazioni del 2050. In particolare evidenzia la notizia data da "Prima Comunicazione" che il "Wall Street Journal" e il "Financial Times" puntano sulla figura del "project manager". A proposito riporta che per Katharine Bailey, project man­ager del "Wall Street Joumal", lo scopo di questa figura è quello di accertarsi che un determinato prog­etto sia eseguito dal principio alla fine, in tempi utili e senza generare intoppi, ricorrendo esclusivamente alle "risorse messe a budget per esso". Un project manager, secondo Bailey, è predisposto per ruolo e competenze a considerare "l'intero ciclo di vita" di un contenuto edito­riale prodotto e come esso si inserisce nel contesto del lavoro, anche dal punto di vista della sostenibilità economica e dell'orga­nizzazione del lavoro. Coglie il punto centrale di questa rivoluzione nel mondo dei media anche Robin Kwong, project manager del "Financial Times". Questo dimostra come le competenze deb­bano essere nuove, ibride, trasver­sali. Il (nuovo) ruolo di Kwong è centrale per analizzare il ciclo di vita di una notizia, di una analisi, di un 'inchiesta, in definitiva, di una storia sui diversi mezzi di comuni­cazione, una volta che è stata data, raccontata, creata avendo in mente fin dal!' origine la sua necessaria natura multimediale. Per Bellasio è possibile pensare che il compito del giornalista stia diventando ( e lo sarà sempre di più) quello di met­tere ordine, di essere uno strumento di selezione, di svolgere un ruolo simile a quello di un "aggregatore", quasi un motore di ricerca intellet­tuale delle nostre cose, delle nostre idee, delle nostre storie. Ecco dunque la possibile squadra della redazione del futuro: network ana­lyst, story-teller, data scientist/map designer, web designer, project manager, digita! editor, video edi­tor. "E chi sarà un giornalista?" Intanto il chief editor, il caporedat­tore, e poi ognuna di queste figure o una figura che saprà svolgere un po' tutti questi ruoli. In altri inter­venti degli esperti, coinvolti in questo manuale, si colgono spunti di approfondimento nell' inter­azione con i lettori (il giornalismo come forum). Da monitorare, poi, le Digitai PR, quelle attività di comunicazione sul web -media digitali e socia! -il cui obiettivo è di sviluppare le relazioni, mettere in contatto communities e pubblici specifici con aziende, persone, strutture. Un professionista del Digita! PR è colui che controlla, gestisce, cerca di migliorare la rep­utazione online di un'azienda, la notorietà del suo brand e la percezione da parte del pubblico e degli influencer. Alberto Federici, Direttore della Comunicazione del Gruppo Unipol, nella prefazione scrive che, fino all'altro ieri, chi voleva parlare "al mercato" poteva farlo solo attraverso strumenti che altri avevano fra le mani, fossero giornali, radio o TV. Da ieri lo fa utilizzando anche le proprie piattaforme di comunicazione, neanche più il sito web ma i canali socia! proprietari. Ed è l'inizio di una rivoluzione, perché occorre pensarci in una dimensione nella quale convive una relazione che corre su due binari, quello mediato dal giornalista e quello disinterme­diato, ovvero gestito direttamente dal comunicatore d'azienda. Massimiliano Lanzi, giornalista ed editore della pubblicazione, prima di introdurre i relatori, autori di alcune parti del libro, ha ricordato le possibilità che la digitalizzazione ha portato nel mondo dell'infor­mazione e in quello della comuni­cazione, rivoluzionando le relative professioni. La penetrazione capil­lare della velocità delle reti mobili, della possibilità della disintermedi­azione, dell'accessibilità ai grandi dati sono alcuni dei fattori che hanno abbattuto i paradigmi delle pratiche professionali, stravolgen­done alcune e dando vita ad altre completamente nuove. Alla presen­tazione sono intervenuti Alberto Puliafito, direttore di "Slow News", e Alvaro Moretti che dal 2012 ha diretto "Leggo-The Socia! Press" e "Leggo.i!" ( di recente è passato alla vice-direzione de "Il Messaggero"). Il primo è autore delle parti dedi­cate alla progettazione e gestione di siti e blog e della produzione e post-produzione fotografica e video. Il secondo del capitolo sui media online. Per Puliafito se si vuole sopravvivere nell'era dell'in­formazione è necessario affiancare al proprio percorso professionale una formazione continua. A questo proposito ha ricordato uno "spe­ciale" (Economist, 14 gennaio 2017) sulla necessità di consolidare la propria conoscenza, di affiancare alle competenze più tradizionali altre capacità, legate agli strumenti e alle novità tecnologiche, di conoscere bene il mondo che ci cir­conda. Per Alvaro Moretti, essere dentro i fatti con immediatezza, con la dovizia dei particolari che un video concede è riscoprire quel ruolo da cronisti che l'avvento di altri media (su tutti la televisione) ha quasi oscurato nei giornali tradizionali. Quelle dirette diven­tano il punto di partenza per con­tenuti spesso esclusivi che possono anche moltiplicare il loro valore nella descrizione analitica che solo il giornale di carta stampata, con il suo tempo di sedimentazione e razionalizzazione, concede.



Fonte: LaVoce

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