Un manuale per giornalisti, filmaker e documentaristi Mobile Journalism di Nico

Pubblicato : 10/12/2018 11:24:42
Categorie : Recensioni

Un manuale per giornalisti, filmaker e documentaristi Mobile Journalism di Nico

In un mondo dove convivono figure professionali vecchie e nuove, dove esistono organizzazioni del lavoro tradizionali e gruppi più dinamici, pronti a reagire al cambiamento, è stato dato alle stampe il primo manuale italiano sul “Mobile Journalism” (Centro di Documentazione Giornalistica, pag.283, Euro 29,00), a cura di Nico Piro (con il contributo di Enrico Farro). Sottotitolo: Come progettare, girare, montare e distribuire video professionali con il telefonino e… poco altro.

Il libro spiega, pagina dopo pagina, come trasformare uno smartphone in uno strumento di ripresa professionale, in un mezzo per produrre e distribuire contenuti a multipiattaforme.
L’Autore illustra, nello stesso tempo, le regole dell’immagine e le tecniche di ripresa. Poi, approfondisce il funzionamento delle applicazioni più idonee a riprendere, a montare e a consegnare i filmati. Evidenzia, infine, i pro e i contro degli accessori utilizzabili con lo smartphone. Alla domanda per chi è indicato
il “Mobile Journalism” (Mojo), Piro scrive che è principalmente per giornalisti-radio e per quelli della carta stampata. Sono giornalisti che non vengono dal mondo del video e che lavorano solo con la parola. La riorganizzazione dell’offerta informativa, per rispondere alle sfide del web, vede le testate tradizionali investire anche su siti online che si affiancano al “core business” del cartaceo o delle trasmissioni radiofoniche. Ai giornalisti che seguono un evento è spesso richiesto di
realizzare “pezzi” anche per il sito di una testata, con tempistiche non necessariamente convergenti. Un redattore organizzato con il Mojo può raccogliere informazioni per l’articolo che scriverà per l’uscita in edicola, prevista per il giorno dopo; nel frattempo può produrre contenuti per alimentare l’online della testata. Il Mojo è pure indicato per i media digitali, per gli uffici stampa, per i giornalisti della Tv “tradizionale” e per i freelance.
Per quanto concerne le testate digitali, lo smartphone può garantire un flusso di notizie integrate e condivisibili, per il gruppo di lavoro interno. Il Mojo è suggerito per quegli uffici stampa ai quali è richiesto sia di organizzare conferenze, sia di diramare comunicati, sia di indirizzarsi verso la “comunicazione”,
in senso ampio; perché permette agli addetti di fornire ai media anche il “girato” e le immagini, insieme ai testi. Consente, parlando direttamente al pubblico, oltre che agli specialisti, di pubblicare sui social e sul web video-informative complete, senza appesantire l’organizzazione interna con tecnici.
Mentre per un giornalista televisivo “tradizionale” che, per definizione, lavora, documenta e racconta con le immagini, il Mojo permette sul campo di superare ostacoli che una telecamera potrebbe incontrare; inoltre, quando il giornalista è “fuori servizio”, con queste tecniche e questi strumenti è sempre in grado di
intervenire, in caso di necessità. Tra i freelance vi è una generazione che ha cominciato la professione in un periodo di depressione o che è stata esclusa dal ciclo produttivo, per i ridimensionamenti redazionali. Collaborano, pertanto, per più testate della carta stampata, per radio-Tv e per il web. In sintesi, un libro
con i “ferri del mestiere” per la produzione e la post-produzione mobile, che si propone per l’evoluzione del giornalismo, ma non solo.
Nico Piro, inviato speciale della Rai, è considerato il pioniere italiano del Mobile Journalism. Ha pubblicato: “Come si produce un Cd-Rom”  1997),”Cyberterrorismo” (1998) e “Afghanistan: Missione Incompiuta” (2016). Enrico Farro, filmaker, ha collaborato e collabora con Rai, Sky e Mediaset.
Documentarista e videomaker, si occupa anche di formazione.

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